15/05/2012

Saluti

Ciao ...

giuro che non sono sparita!

Il capitolo procede un po' a rilento ... ma procede!

La mia mente è stata distratta da altri pensieri ... qualcuno piacevole ... altri decisamente meno!

Ma ... io sono qui ... se avrete, come al solito, la pazienza di aspettarmi!

Volevo, comunque mandare un saluto ed un abbraccio a tutti!

Aspetto con ansia l'estate e più tempo da dedicare ai miei alter ego ...

A presto!

Baci and bites

Mammaesme.

20:15 Scritto da: mammaesme65 | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

01/05/2012

CAPITOLO 10 seconda parte (Edward)

 

Arrivati a casa, Esme aiutò Bella a scendere dalla Mercedes.

Mi avvicinai a loro …

-          Bella … lascia che ti aiuti … - la implorai.

Non mi ascoltò e si strinse a Esme ancora di più: lei l’avvolse nel golfino che le aveva posto sulle spalle e l’accompagnò verso le scale.

Le seguii,  con la mano di mio padre che mi tratteneva il braccio.

Entrando, sentii Rose e Alice che discutevano, mentre Jasper ed Emmett erano intenti a portare i bagagli nella nostra camera.

-          Rosalie … non sono affari tuoi: saranno loro a decidere! – affermò Alice.

-          Bella mi ha chiesto di aiutarla … quella creatura è parte di noi … - rispose Rose, ringhiando.

-          E se mettesse e repentaglio la sua vita? … -

-          Ah ah! … trasformarla in vampiro sì … far nascere il suo bambino no? –

-          È diverso … - insistette Alice.

-          Non è diverso! Potremmo trovare un modo …. –

-          Comunque non sono decisioni che dovremmo prendere noi: il figlio è loro … loro dovrebbero decidere! – concluse Alice.

-          Ragazze … - s’intromise Carlisle. – Nessuno ha ancora deciso nulla. Prima bisogna valutare tutte le implicazioni … tutti i fattori e poi …. –

-          Carlisle … smettila di fare il dottore – inveì Rosalie. – Bella vuole quel bambino e finchè non cambia idea, lei sarà sotto la mia protezione! – “e se cambia idea … il bambino lo sarà!” pensò fissandomi.

-          Rose … sparisci! - la minacciai.

-          Vi prego … non litigate … non … - la voce di Bella si fece un sussurro.

Feci appena in tempo a voltarmi e la vidi accasciarsi tra le braccia di Esme. Rose fu più veloce di me: prima che scivolasse a terra, si fiondò vicino a nostra madre ed afferrò il corpo inerme di Bella.

In una frazione di secondo fummo l’uno di fronte all’altra, come due cani che si contendevano un osso.

I nostri ruggiti echeggiarono nel soggiorno: Carlisle ed Emmett ci raggiunsero per evitar che ci azzannassimo.

-          Rose … stendi Bella sul divano. Edward … vai a pendere dell’acqua … Esme, alzale le gambe … - mio padre prese in mano le redini di una situazione che rischiava di degenerare.

Andai in cucina a prendere un bicchiere d’acqua fresca; le mani mi tremavano per la rabbia e la frustrazione: ci mancava anche che Rose spalleggiasse la follia di quell’incosciente di mia moglie …

Rientrando nel salone, vidi che Bella stava alzando debolmente le palpebre …

Con uno sguardo che non ammetteva repliche, feci allontanare tutti  dal divano e le bagnai le labbra …

-          Amore mio … - le sussurrai, guardandola.  – Va meglio …? Vuoi mangiar qualcosa? Sei così debole …

-          No … sono solo stanca … - rispose in un afflato.

Carlisle si avvicinò, e fingendo di stringerle la mano, le controllò il battito.

-          Vuoi qualcosa che ti aiuti a dormire … devi rilassarti … - le consigliò.

-          Grazie, Carlisle … ma preferirei di no … potrebbe far male al piccolo … -

-          Bella … non essere assurda! Devi riprenderti dal viaggio …  dalle nausee … da tutto ciò che quella “cosa" ti sta causando … – brontolai.

-          Vuoi sedarla per poi  … - insinuò Rose.

-          Emmett … se voi avere ancora una fidanzata … portala via di qui! – dissi, digrignando i denti.

Emmett prese Rose per le spalle e tentò di smuoverla …

-          Non credere che ti lascerò fare quello che pensi … io non  … - minacciò mia sorella.

-          Rose … parliamone … andiamo di sopra … - cercò di persuaderla Em.

-          Io non mi muovo di qui! – insistette.

-          Edward … - la voce di Bella s’intromise nella nostra disputa.

-          Edward … giurami che questa notte non farai nulla contro il nostro bambino … -

-          Non chiamarlo “il nostro bambino” … - mi rivoltai contro di lei.

-          Per questa notte … - mi pregò.

-          Che cosa potrei fare? Non farei mai nulla che possa mettere in pericolo la tua vita … cosa credi, che possa infilarti una mano nella pancia e strapparti quel mostro dalle viscere … e poi? … non puoi credere che io … -

-          Lo faresti? – mi chiese, senza ombra d’ironia.

-           … non questa notte … - risposi sincero.

La sua mancanza di fiducia nei miei confronti mi lasciava ferito e attonito.

-          Posiamo andare in camera tua? – mi domandò, sorprendendomi.

-          Mia …? Nostra! – precisai.

-          Bella … sei sicura? – le chiese Rosalie.

-          Sì … Edward ed io abbiamo bisogno di parlare … e so che tu starai ad origliare … quindi, se avrò bisogno del tuo aiuto, ti chiamerò! –

Finalmente Rosalie si lasciò guidare da Emmett su per le scale …

-          Tesoro … se ha bisogno di qualcosa … cibo … da bere … non hai che chiedere! –

-          Esme … grazie! Ci sono io, e … - replicai all’offerta di mia madre.

-          Lo so, … ma ci sono cose che … magari preferisce l’aiuto di una donna … -

-          Ti chiamerò, Esme … - promise Bella.

-          Edward … io sarò nel mio studio … quando vorrai raggiungermi, Esme ti darà il cambio - mi sussurrò mio padre.

Notai solo in quell’istante l’assenza di Alice e Jasper …

Bella tentò di alzarsi, ma vidi che, nonostante si sforzasse, faticava a sollevarsi.

-          Bella … posso prenderti in braccio? Non ti reggi sulle gambe! -

-          Posso farcela … -

-          Piccola mia, lascia che ti aiuti … te ne prego! –

Per un attimo i suoi occhi entrarono nei miei … mentre il suo braccio si appoggiò sulle mie spalle, accettando il mio aiuto.

La presi tra le braccia, con delicatezza, quasi fosse un vaso di cristallo, pronto a disintegrarsi ad una pur minima pressione, e volai sulle scale.

Con un calcio aprii la porta della stanza e Bella fu subito sul letto. L’adagiai con apprensione.

-          Sicura di non avere fame? … -

-          Non adesso … ho ancora lo stomaco a pezzi … magari domattina …-

-          Senza magari: devi mangiare! –

-          Vorrei farmi una doccia … credi che Esme … -

-          Perché Esme …? Perché non io? Perché mi stai facendo questo? – mi lamentai.

-          Edward … tu … -

-          Io ti amo … come puoi pensare che possa farti del male? –

-          Tu credi che questo bambino … il nostro bambino sia un mostro … -

-          Potrebbe …  - dissi. Ero sicuro che lo fosse.

-          Tu vuoi sbarazzartene! … -

-          Bella … facciamo una tregua … diamo ascolto a Carlisle: quando sapremo cos’è … com’è … ne riparleremo … ma fino a domani mattina, potremmo essere solo noi due … solo tu ed io?-

-          Ma questo bambino E’NOI DUE … lui E’ NOI … è nato da noi … dal nostro amore …. Come puoi solo pensare … - la sua voce rasentava la disperazione.

-          Non baratterò mai la tua vita per la sua! – dissi perentorio.

-          Non dovrai farlo … -

-          Domani, Bella … per ora tregua … abbiamo bisogno di riprenderci dallo shock … -

Volevo che si riposasse … desideravo che tornasse ad avere fiducia in me!

Ricacciai i miei timori nei recessi della mia mente, cercando di soffocare l’istinto che mi urlava di legarla al letto e praticarle un cesareo con i miei stessi denti!

In quelle poche ore che ci separavano dall’alba, avrei voluto riallacciare quel legame che si stava sfilacciando …

-          Mi permetti di aiutarti a lavarti … per favore … so che non stai bene: un bagno ti aiuterà a rilassarti; il “problema” sarà ancora lì … Rose ci starà sicuramente sorvegliando … voglio solo prendermi cura di te … - la mia voce si fece suadente, calma e rassicurante.

-          Amore mio … non desidero altro che stare tra le tue braccia, ma … - disse, ancora titubante.

-          Te lo prometto … te lo giuro sul nostro amore: non farò nulla per nuocerti … per nuocergli … questa notte! –

-          … e domani … e … -

-          Tregua … - insistetti.

-          Ok … un bel bagno caldo è proprio quello che ci vuole … e magari una tisana … - sorrise senza troppa convinzione.

-          Preparo l’acqua nella vasca … Esme, stavi ascoltando? … Una tisana rilassante, se non è troppo disturbo … -

Controllare la mia tensione non era facile, ma volevo ancora qualche momento con lei, prima delle diagnosi di Carlisle le quali, sicuramente avrebbero sostenuto la mia teoria: quell’ignobile creatura avrebbe portato Bella alla morte …

Sapevo che si sarebbe aperta frattura tra di noi: avrei dovuto lottare per convincerla a rinunciare al suo assurdo desiderio di dare alla luce un abominio, forse peggiore del padre.

Feci scorrere l’acqua nella vasca, mentre Esme bussava discretamente alla porta:

-          Per fortuna avevo rifornito la dispensa … sapevo che a Bella piace la tisana alla verbena … e pensare che ci sono leggende che la reputano nociva per noi … Ho portato anche dei biscotti da tè … Si sente meglio? – la sua voce tremava di preoccupazione, lo sguardo cercava conferme oltre lo spiraglio della porta.

-          Vorrei farla star meglio … - risposi ironico.

-          Buona notte. – disse esitante. - Edward … sicuro di potercela fare? Se vuoi … -

-          È mia moglie … so come prendermi cura di lei! – Troncai il discorso, chiudendo bruscamente la porta.

Per quanto la sua mancanza di fiducia m’irritasse, non riuscivo a portare rancore a mia madre: sapevo che a muoverla era l’affetto che provava per Bella, e non l’insano desiderio di vivere una maternità riflessa di Rose.

Appoggiai il vassoio sul comodino …

-          Bella … - chiamai gentilmente, non vedendola stesa sul letto.

La vidi accovacciata sul pavimento, intenta a cercare tra i bagagli.

-          Dimmi cosa ti serve … ci penso io … - mi offrii.

-          Il mio beauty … l’intimo … un pigiama “decente” … - elencò.

-          Siediti … te li trovo io! –

Aprii la sua valigia e frugai alla ricerca di un cambio confortevole.

Le mie mani afferrarono uno dei vari completi “Victoria’s Secret” che Alice aveva acquistato per il viaggio di nozze …

Il pensiero andò alle nostre notti sull’isola … alla nostra prima volta … alla seconda …

Strinsi quei coriandoli di pizzo tra le mani e mi voltai a guardare Bella … abbassando gli occhi sulla sua pancia: li lanciai con rabbia sul pavimento e mi diressi verso la porta.

-          Alice … Alice!! - ruggii con furia.

Cosa c’è? Cosa vuoi?” mi rispose mentalmente.

Non ebbi nemmeno il tempo di rispondere che me la trovai davanti.

-          Puoi trovare qualcosa di DECENTE da far indossare a mia moglie? –

-          Perché? Cos’hanno che non va i miei …. –

Non finì la domanda, afferrando la disperazione furibonda nei miei occhi.

-          Ascolta … ho liberato alcuni dei tuoi cassetti e vi ho riposto le poche cose “mettibili” del suo vecchio guardaroba … troverai il suo pigiama preferito e dell’intimo di cotone bianco … se vuoi posso cercare io … -

-          Grazie … no! – possibile tutti mi considerassero un incapace quella sera?

Sbattei la porta con un po’ troppo impeto: i vetri vibrarono e Bella si rinchiuse ancore di più nel golfino prestatole da Esme.

Aprii i cassetti che mi aveva indicato mia sorella e trovai il necessario, insieme ad una calma apparente.

Afferrai il beauty, un accappatoio di spugna candida e invitai Bella ad alzarsi.

Bella afferrò traballante il mio braccio e si trascinò in bagno.

La schiuma aveva raggiunto e superato il bordo della vasca, e il profumo di sandalo aveva saturato l’aria, insieme al vapore.

Appoggiai tutto l’occorrente sul mobile del lavandino e mi voltai verso di lei.

Il suo sguardo era fisso al pavimento. Le afferrai il volto e la costrinsi a guardarmi …

-          Lascia che mi prenda cura di te … - le sussurrai, baciandola lievemente sulle labbra serrate.

L’ombra di un sorriso passò nei suoi occhi.

Dal volto, le mie mani scivolarono sulle sue spalle, sfilandole prima il golfino e poi la maglietta leggera che indossava da quella mattina …

La sua pelle profumava ancora di mare e di sole.

Non trattenni una carezza alle sue braccia nude: le alzai una mano e ne baciai il palmo.

Lasciai che finisse di spogliarsi da sola, rimanendole accanto perché non cadesse, qualora le forze le fossero venute a mancare.

Non poteri fare a meno di notare che la pelle del suo ventre era più tirata, tesa attorno ad una lieve protuberanza che, dalla mattina, era aumentata di volume.

Il viso stanco rivelava lo spigolo degli zigomi … solo leggermente più accentuato … ma già diverso dal giorno precedente, quando ancora la paura non aveva alterato i suoi tratti.

Voltandomi la schiena, scivolò nell’acqua, abbandonandosi al suo tepore … la schiuma lascava scoperte solo le sue spalle.

Mi accostai alla vasca e la guardai mentre, appoggiando la testa al bordo della vasca, chiudeva gli occhi. Le passai una mano tra i capelli che le cadevano sulla fronte, e vi posai un bacio leggero.

Sulle mensole del bagno, qualcuno aveva lasciato delle candele profumate. Presi un lungo fiammifero dalla scatola di legno che trovai accanto ad un cero ambrato e cominciai ad accenderle una per una. Spensi la luce dei faretti e mi sedetti sul pavimento, le spalle appoggiate alla vasca, intonando la sua ninna nanna.

Passò qualche minuto …

La mano di Bella scivolò oltre il bordo e raggiunse la mia testa: le sue dita bagnate s’intrecciarono ai miei capelli e alcune gocce d’acqua scivolarono sulle mie tempie.

Reclinai il capo  all’indietro, e la lasciai giocare con le mie ciocche ribelli …

-          Edward … -

-          Sì … -

-          Mi laveresti i capelli … per favore. Lo shampoo è nel mio beauty … -

Mi alzai in silenzio. Presi la bottiglietta dello shampoo e ne versai una piccola quantità sulle mie mani. Bella s’immerse nella vasca e ne riemerse con i capelli fradici. Chinandomi su di lei … alle sue spalle … cominciai a massaggiarle il capo …

Lei si affidò alle mie mani … il volto finalmente disteso … le labbra morbidamente socchiuse.

Indugiai alla base della nuca, con movimenti lenti e delicati … scesi lungo il suo collo e le alzai i capelli, raccogliendoli in una spirale.

Immersi le mani nel calore dell’acqua per stemperare il gelo della mia pelle, poi cominciai a massaggiarle le spalle … cercando di togliere tutta la tensione che aveva accumulato.

Alzando piccoli schizzi, le sue mani emersero dalla schiuma per afferrare le mie: inarcando la schiena, le guidò verso il suo seno …

Mi appoggiai sulle ginocchia e lasciai defluire tutta l’amarezza della giornata nel liquido profumato … affondando le mani nella morbidezza delle sue forme.

Le mie labbra cercarono la sua pelle, incapaci di resistere oltre alla distanza che ci aveva separato nelle ore precedenti.

Lei si voltò … trovò la mia bocca …

 Improvvisa, una contrazione la fece gemere, i muscoli dell’addome si contrassero. Affondai il viso nell’incavo del suo collo e trattenni un’imprecazione.

-          Va tutto bene … amore mio … - mi sussurrò, mentre un brivido le attraversava la pelle.

-          L’acqua si sta raffreddando … è meglio se esci  … - risposi bruscamente, dirigendomi verso l’accappatoio.

Lei azionò la doccia e si sciacquò … e con la schiuma, lavò via le mie ultime carezze.

L’avvolsi nella spugna soffice e la presi di nuovo in braccio e la portai a letto. La feci sedere, sistemandole i cuscini dietro la schiena e le porsi la tisana ancora tiepida.

In silenzio, lei la sorseggiò, immergendo lo sguardo nel liquido violaceo. Non toccò i biscotti.

La fissavo sopraffatto da una tristezza che mi arrivava a ondate lunghe … un nodo in gola mi impediva di parlare.

Le tolsi la tazza vuota dalle mani tremolanti e le sfilai l’accappatoio bagnato.

La vista del suo corpo nudo richiamò il ricordo di tutte le sensazioni che mi aveva regalato che, come una spada affilata, mi trafisse in pieno petto.

Presi il pigiama e glielo porsi, aiutandola ad indossare la maglietta … mentre lei infilava le gambe spoglie sotto le coperte, slittando più in basso, per potersi sdraiare meglio.

Lasciò che i capelli ancora bagnati inzuppassero il cuscino, insieme alle lacrime silenziose che rigavano le sue guance.

Si mise su un fianco, rivolta verso di me … in attesa di una mia reazione.

Non riuscii a donarle un sorriso … non trovai la forza per una carezza di conforto.

Eravamo sulle sponde opposte di un lago ghiacciato, la cui superficie era attraversata da sottili crepe, una fitta ragnatela screpolata, che minacciava di infrangersi a un mio respiro … al primo passo falso …

Rimasi a fissarla nella penombra, finchè le sue palpebre cedettero alla pesantezza del sonno.

Mi diressi alla finestra, e vi appoggiai le mani  … le braccia tese nello sforzo di non prendere a pugni il muro.

Sentii dentro uno strappo, come un artiglio che mi rovistava le viscere. Stroncato, appoggiai la fronte al vetro, scacciando quelle lacrime che non sarebbero mai scese.

Era questo l’inizio della fine?

 

 

 

 

 

20:30 Scritto da: mammaesme65 in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

23/04/2012

CAPITOLO 10 (prima parte) Edward

 

CAPITOLO 10

 

DIVISIONI

 

(Edward)

 

Atterrammo a Seattle che era ormai buio. Durante tutto il lungo volo, io e Bella ci scambiammo solo poche frasi, chiusi entrambe in un silenzio cupo.

Bella sedette per quasi tutto il tempo sul sedile di fronte a me, le mani incrociate sul ventre, gli occhi chiusi o assenti, il volto rivolto all’oblò, lo sguardo perso nel suo riflesso.

Volavamo verso la notte: il sole rosseggiava alle nostre spalle … nel cielo, come nelle nostre vite.

Io stesso non ero in vena di conversare: avevo perso tutte le parole nello stupore dell’impossibile.

Su quell’isola, tra le sue braccia, immerso nelle mie certezze, avevo cancellato i miei dubbi, e trovato la sicurezza di una nuova prospettiva di “esistenza” … per poi … di colpo, scoprire di non avere più nessuna certezza, ritrovare tutti i miei dubbi e perdere ogni sicurezza su ciò che era nel mio bagaglio di conoscenze, su quello che significava essere un vampiro … su quello che ciò comportava.

Mi ero illuso di poter controllare, finalmente, il percorso del mio destino … ma col destino avevo scommesso: i dadi erano tratti e ancora sospesi in volo. Ma non avrei perso un’altra, volta non avrei messo sul piatto la vita di Bella, la nostra vita insieme.

Avrei afferrato quei dadi al volo, sospeso il gioco e ritirato la posta … troppo alta, troppo preziosa.

Nei momenti in cui i nostri occhi s’incontravano, rimanevamo sospesi nel vano tentativo di decifrare le nostre espressioni, alternanti tra l’angoscia dell’ignoto e la rabbia per questa, ennesima, beffa dell’altissimo croupier.

Le poche volte che mi alzavo per andarle più vicino, per confortarla con un abbraccio, per accertarmi che stesse bene, lei accettava passivamente le mie attenzioni, sorridendomi stentorea, stringendo ancora più forte le braccia intorno ai fianchi.

Le nausee sembravano averle dato qualche attimo di tregua, ma più di un paio di volte dovetti accompagnarla in bagno, perché i conati le contorcevano lo stomaco. In quei fugaci contatti, in quelle vicinanze quasi imbarazzate percepivo, sempre più intensamente, la presenza di un estraneo nel suo corpo. Piccoli movimenti, come voli di farfalle, le attraversavano la pancia che (allucinazioni?...) sembrava aumentare di volume ogni volta che vi posavo sopra lo sguardo.

Esausta, riuscì ad addormentarsi solo un paio d’ore prima di arrivare a destinazione. Il suo sonno fu, come sempre, la tormentata esternazione delle sue ansie: appena l’incoscienza la colse, le sue labbra iniziarono a farfugliare il mio nome, seguito da una serie ininterrotta di “no” quasi urlati … quegli stessi “no” che martellavano la mia mente, tesa al momento in cui tutto fosse finito.

Improvvisa, una frase mi colpì come uno schiaffo:

-          Il mio bambino … non uccidete il mio bambino! –

 

 

Quando entrammo nel terminal, vidi l’intera famiglia seduta nella sala d’aspetto privata. La luce bianca e accecante dei neon colpì i miei occhi e fece voltare Bella, che nascose il suo volto contro la mia spalla. Sentendoci arrivare, tutti i loro sguardi si posarono su di lei e, un attimo dopo, una mitragliata di pensieri crivellò la mia mente.

Come sta? Come state? Risolveremo tutto …”  mi rassicurò Carlisle.

Povera piccola … com’è ridotta … stravolta …” si preoccupò Esme.

“Fratello … possibile che sai combinare solo casini …” mi schernì Emmett.

Non l’avevo visto … non vedo nulla …”  si lamento Alice.

Perché tutte le fortune a lei …?” brontolò Rosalie.

L’agitazione è alle stelle … e tu sei in preda al panico, fratello …” costatò Jasper.

Mille domande vorticavano nelle loro teste ... e nessuna risposta a placare il mio tormento.

L’unica cosa che riuscii a mormorare fu un disperato “Torniamo a casa”.

Bella, abituatasi alla luce, mostrò il volto, recitando un improbabile sorriso … alzò le spalle quasi a scusarsi per l’accaduto, e biascicò uno “Sto bene” a cui nessuno credette …

-          Amore … vuoi sederti un attimo, mentre vado al controllo passaporti? – le proposi.

-          Non è meglio se vengo con te? –

-          Se avrò bisogno della tua presenza, ti chiamerò … -

-          Sono stata seduta tanto, in aereo, forse è meglio se faccio due passi … -

-          Ascolta … tu stai qui  … sbrigo le formalità e torno subito … - cercai di convincerla.

Le posai un lieve bacio sulla fronte e m’incamminai verso lo sportello al di là della porta di vetro opaco che ci divideva dal check out. Non feci in tempo ad allontanarmi di due passi che Rosali ed Esme le corsero vicino: mia madre non trattenne un abbraccio, mentre Rose la fissava con una strana espressione indagatrice.

Alice rimase seduta immobile, entrambi gli indici premuti sulle tempie.

Carlisle si avvicinò al mio fianco, mentre i miei fratelli si offrirono di andare a recuperare i bagagli.

-          Carlisle … - mormorai quando mi fu accanto, -  com’è potuto accadere? Cosa le accadrà, adesso? –

-          Edward, in questo momento non ho risposte, solo mitologia e le solite leggende che ruotano intorno alla nostra specie. A casa ho preparato tutto il necessario per un’ecografia e per le analisi del sangue … potremmo tentare anche una villocentesi, per capirne di più … portiamo Bella a riposare, domani la visiterò … poi decideremo per il meglio … -

-          Non voglio che quel mostro faccia del male a Bella … guardala: è sfatta … distrutta … ed è solo di poche settimane! –

Proprio in quell’istante vidi l’ombra di Bella piegarsi in due: corsi alla porta appena chiusa, in tempo per vederla, sorretta da Rosalie ed Esme, mentre un nuovo crampo le spaccava lo stomaco, ormai completamente vuoto.

Uno spasmo di dolore contorse la mia espressione; mio padre mi prese per le spalle e mi condusse verso  l’addetto al disbrigo delle pratiche aeroportuali.

-          Le nausee, per quanto violente, sono “normali” nel suo stato … un po’ precoci ma innocue! – cercò di tranquillizzarmi.

-          L’ho sentito, Carlisle … ho sentito che si muoveva dentro di lei. Com’è possibile? È troppo presto … troppo presto … Quale mostro ho generato? – mi lamentai.

-          Domani, Ed … domani! –

Consegnai i passaporti all’impiegato di turno, lanciandoglieli con stizza sotto il vetro divisore.

Percepii l’arrivo di Alice alle mie spalle, accusando l’onda dei suoi pensieri agitati.

Nulla, Edward … non vedo nulla! Non quello che le accadrà domani, dopodomani … Non vedo quella cosa che ha nella pancia …  se le farà del male. Nulla … buio totale! È come se Bella fosse avvolta da un panno nero o, peggio, come se si fosse trasformata in uno di quei lupi fetidi che annullano le mie visioni. Tu sei sicuro … vero?”

Afferrai l’allusione e mi voltai feroce, emettendo un ringhio rabbioso che fece sussultare l’uomo che stava controllando il passaporto di Bella.

Ma come potevo biasimarla se io stesso avevo avuto, per un breve attimo, lo stesso sospetto?

In tutta riposta alla sua domanda, la fissai negli occhi e scossi la testa.

-          È mio … e un mostro! – le sussurrai.

Carlisle sorrise imbarazzato all’impiegato, che aveva perso l’aria assonnata con cui ci aveva accolto, e mi spinse nella sala di aspetto, dove trovai Bella seduta, le sue mani nelle mani di Esme, e Rose in piedi, dietro di lei.

Mi avvicinai e allungai le braccia per aiutarla a rialzarsi, quando Rose mi si parò davanti.

Qualunque cosa stia crescendo dentro di lei, tu non la toccherai …”

La guardai, prima incredulo poi infuriato …

Non potevo reagire senza mettere in agitazione Bella, così mi limitai a lanciarle uno sguardo assassino: come si permetteva?

Feci per avvicinarmi un passo di più a mia moglie, ma anche Esme si mise davanti a lei per evitare che la toccassi … Poi prese il mio viso tra le sue mani e i suoi pensieri si misero in contatto con i miei:

“Promettimi che aspetterai che Carlisle la visiti … promettimi che questa notte non le farai del male … non GLI farai del male …”

Le donne di casa mia erano letteralmente impazzite!!

Io far del male a Bella …?  Io volevo solo liberarla dallo sgradito ospite che si era insediato in lei … che la stava facendo soffrire … che, probabilmente, l’avrebbe portata alla morte.

-          Esme … - risposi glaciale. – Come puoi solo pensare che io voglia far del male a Bella … devo salvarla, voglio solo salvarla! –

-          Da cosa? Non sai nemmeno da cosa … da chi! – intervenne con veemenza Rose.

-          Tu stanne fuori! Non sono affari tuoi! – le ringhiai, il volto a un millimetro dal suo.

-          Adesso basta … manteniamo la calma … Bella ha bisogno di stendersi! … Rose, vai da Emmett e precedeteci … noi vi seguiamo. – ordinò, con la sua calma autorevole, nostro padre.

Io e Rose rimanemmo ancora per una frazione di secondo viso contro viso, a muso duro; poi lei si scostò e raggiunse Emmett al di là del vetro, dove la aspettava vigile,  le valigie abbandonate ai suoi piedi.

Ti aspettano momenti difficili, fratello …” mi comunicò con un sorriso senza allegria.

Esme e Carlisle aiutarono Bella ad alzarsi e, quando mi avvicinai per prenderla in consegna, lei si aggrappò al braccio di Esme, e abbassò lo sguardo.

Ebbi la netta sensazione che il mondo stesse girando al contrario.

Rimasi immobile a fissare la schiena ricurva della mia donna, che si allontanava da me, abbracciando mia madre: le porte automatiche si spalancarono a rallentatore e lei le varcò senza degnarmi di uno sguardo, senza mai voltarsi a controllare che la stessi seguendo.

Pietrificato, maledii quella strana magia che non mi permetteva di leggerle nella mente.

Le porte si richiusero, lasciandomi nella stanza troppo illuminata, troppo vuota e fredda, solo … attanagliato da un’inquietante sensazione: che Bella iniziasse ad odiarmi per quello che le avevo inferto?

Quando Carlisle tornò per richiamarmi, mi trovò inginocchiato, spezzato all’idea di aver perso l’amore che era scopo e ragione della mia inutile esistenza.

 

 

Bella viaggiò sul sedile posteriore, la testa abbandonata sulla spalla di Esme, a cercare quel conforto che io avrei dovuto darle.

-          Carlisle … - lo implorai.

Bella ha telefonato a Rose, chiedendole aiuto … Per qualche ragione teme che tu possa farle del male … o che tu possa farlo al bambino …”

-          Non chiamarlo bambino! – dissi, il volume della voce un decibel al di sotto dell’umana udibilità.

Sai quanto Rose abbia mai desiderato un figlio … e quanto Esme abbia sofferto quando ha pero il suo! Sentir parlare di gravidanza … di un piccolo in arrivo,  ha scatenato in loro quell’istinto materno represso …”

-          Non metterò in pericolo la vita di mia moglie per le loro frustrazioni! –

Non essere così crudele, amore mio” fu il pensiero di mia madre. “Sai che non metterei mai in pericolo la vita di Bella … ma dalle almeno il tempo di capire … dacci il tempo di sapere se è questa creatura innocente può nascere senza metterla in pericolo …”

-          Esme … - stavo per sbottare, ma la mano di Carlisle sulla mia gamba mi trattenne.

-          Una notte … domani avremo le risposte … decideremo … -

-          IO DECIDERO’ !! – urlai, facendo sobbalzare Bella ed Esme.

Bella mi guardò, il terrore nei suoi occhi …

Nascose il volto sul petto di Esme e cominciò a singhiozzare sommessamente.

Allora era vero!

Mi temeva … aveva paura …

Il telo nero di rabbia e angoscia che avvolgeva la mia mente, da quando avevo saputo della gravidanza, si squarciò, rivelandomi l’assurda verità … quello che non volevo vedere … che non avrei mai voluto vedere: Bella desiderava quella creatura … più di quando tenesse al la sua incolumità … più di quanto volesse me!

L’auto sfrecciava nel buio: anche le ultime luci della città erano alle nostre spalle.  Sentii le tenebre entrare nel mio cuore, e con esse il silenzio. Quell’inutile orpello che occupava il mio petto era tornato di pietra: in qualunque modo avrei agito … qualunque cosa avessi fatto … l’avrei persa!

 (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14:46 Scritto da: mammaesme65 in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook